A metà mattina ha iniziato a piovere, una pioggerella leggera.
Champa Tidakar, operatrice sanitaria comunitaria, era pronta: aveva sentito che sulla zona si sarebbe abbattuta una violenta tempesta.
Insieme al marito, al suocero, al figlio adolescente e alla figlia piccola, ha raccolto alcuni generi alimentari non deperibili. La famiglia ha costruito una barriera attorno alla propria casa e Champa ha spostato alcune cose di valore – tra cui la sua scorta di farmaci anti-tubercolosi – su una mensola in alto.
«Avete mai visto una tempesta di intensità tale che sembra provenire da ogni direzione?», chiede Champa. «Si sentiva il fragore dell’acqua e le sferzate del vento... la gente afferrava i bambini e correva il più veloce possibile – nel raccontarlo tremo ancora.»
Il livello dell’acqua continuava a salire. I muri della sua abitazione – fatti di fango e terra battuta – hanno iniziato a sgretolarsi. In breve tempo l’acqua ha invaso anche le strutture sanitarie. Gli operatori sanitari governativi si affannavano per mettere in salvo farmaci, apparecchiature e cartelle cliniche.
Alle 14, la casa di Champa e, con essa, il giardino, i campi coltivati e il vicinato, erano distrutti.
Il ciclone Remal ha colpito il Bangladesh nella primavera del 2024, con venti fino a 111 chilometri orari e intense precipitazioni che hanno causato più di due metri di inondazioni in diverse località, fra cui l’abitazione di Champa: il villaggio Fulbari nel distretto di Khulna.